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Senza timore veruno di perdere punti cinismo – che poi non sono mica cinico, sono realista – aggiorno il sito per dire che la giornata di ieri è stata MERAVIGLIOSA.
Non lo è stata solo per la focaccia di Recco, per la passeggiata in una città che è balzata prepotentemente nella top 5 dei miei luoghi preferiti ever, per i trollaggi di Ajeje Brazorf, per il workshop di serigrafia che è andato bene e in cui sono riuscito a limitare le cretinaggini, per la mia straordinaria prestazione come suonatore d’armonica a bocca, per le considerazioni delle sciure localz sulla pochezza morale dei vegetariani; non solo grazie a Letizia, Andrea, Matteo, Caso, Zambo, Zeno, Maurizio, Daniele, Cesare, Fabio, Matteo, Nina, Alessandro, Federico, Simone e tutti coloro che sono intervenuti o intervenute ieri.
Lo è stata soprattutto perchè ieri notte, in viaggio verso casa, ho realizzato che questo bagaglio di bei ricordi che mi sto costruendo occupa nella mia vita lo spazio pratico che in altre vite è occupato dalla parola LAVORO.
Tra un pezzo dei Green day e uno dei Jawbreaker ieri notte ho pensato che quello che faccio nella mia quotidianità, in fondo, mi piace un bel po’.
Avrei voluto dire “grazie” a tutti, ma poco dopo Agrate mi sono addormentato. Scusa, Caso.
Ora mi sa che riequilibrio l’umore con massicce dosi di Man is the bastard.



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